- Blog
- Differenze tra HPV Test e Pap Test
Pap Test e HPV Test: differenze, a cosa servono e linee guida
Autore: Dr.ssa Giuliana Beneduce
Pap Test e HPV DNA Test: guida completa alle differenze e allo screening
Nell’ambito della prevenzione ginecologica e della tutela della salute femminile, i termini Pap Test e HPV Test sono spesso oggetto di confusione o utilizzati impropriamente come sinonimi. Sebbene entrambi gli esami condividano il medesimo obiettivo fondamentale — la prevenzione del carcinoma del collo dell’utero — rappresentano due indagini diagnostiche profondamente distinte per metodologia, sensibilità e scopo clinico.
È frequente che le pazienti si interroghino sulle motivazioni della prescrizione dell’uno o dell’altro esame. Con questo articolo, il nostro obiettivo è chiarire le differenze sostanziali tra le due metodiche e illustrare le attuali linee guida nazionali per lo screening.
Qual è la differenza tra Pap Test e HPV Test?
Per comprendere la distinzione clinica, è necessario analizzare cosa ricercano specificamente questi due test. Il tumore del collo dell’utero è spesso correlato a un’infezione persistente da Papilloma Virus Umano (HPV), in particolare dai ceppi ad alto rischio oncogeno.
-
Il Pap Test (Esame Citologico): Rappresenta l’esame storico di screening. La sua funzione è l’analisi morfologica delle cellule del collo dell’utero al microscopio, al fine di individuare eventuali alterazioni. Clinicamente, il Pap Test indaga le conseguenze dell’infezione: verifica se il virus ha già intaccato l’integrità cellulare provocando lesioni (displasie).
-
L’HPV Test (Indagine Molecolare): È un esame di più recente introduzione che ricerca direttamente la presenza del genoma virale (DNA o RNA). Il suo scopo è identificare la causa: rileva la presenza dell’infezione anche in assenza di danni cellulari visibili.
Un’analogia esplicativa: Possiamo paragonare il virus a un principio d’incendio. L’HPV Test agisce come un rilevatore di fumo ad alta sensibilità, segnalando la presenza del pericolo (il virus) precocemente. Il Pap Test, invece, agisce come un controllo strutturale, volto a verificare se le pareti sono state danneggiate o “annerite” dal calore (le cellule).
Come si esegue il prelievo: l'esame è doloroso?
Un aspetto importante da chiarire riguarda la procedura pratica. Da questo punto di vista, è possibile rassicurare le pazienti: la modalità di esecuzione del prelievo è identica per entrambi gli esami.
Entrambi si effettuano nel corso di una visita ginecologica standard. Lo specialista preleva un campione di cellule dal collo dell’utero utilizzando appositi strumenti (spatola e cytobrush). Si tratta di una procedura rapida e generalmente indolore. La differenza sostanziale avviene successivamente, in laboratorio: in base alla prescrizione medica, il campione verrà analizzato per cercare alterazioni citologiche (Pap Test) o tracce molecolari del virus (HPV Test).
Quando fare Pap Test o HPV Test: le linee guida in base all'età
Le linee guida scientifiche hanno recentemente aggiornato i protocolli di screening, introducendo una distinzione basata sull’età della donna per ottimizzare l’efficacia della prevenzione ed evitare sovra-diagnosi.
-
Donne tra i 25 e i 29 anni: Lo screening primario raccomandato rimane il Pap Test, da ripetersi con cadenza triennale. In questa fascia d’età, l’infezione da HPV è estremamente frequente ma nella maggior parte dei casi transitoria (il sistema immunitario la risolve spontaneamente). L’utilizzo dell’HPV Test rischierebbe di rilevare infezioni destinate a regredire, generando ansia immotivata.
-
Donne dai 30 ai 64 anni: Il gold standard attuale è l’HPV Test, da ripetersi ogni 5 anni in caso di esito negativo. Questo test offre una maggiore sensibilità per le donne adulte. Qualora l’HPV Test risultasse positivo, non si diagnostica una patologia, ma la presenza del virus: in tal caso si procede con un Pap Test (definito “di triage”) per verificare se l’infezione ha causato alterazioni cellulari.
HPV Test positivo: cosa significa e quando serve la colposcopia
È fondamentale sottolineare un concetto chiave: un esito positivo all’HPV Test non equivale a una diagnosi di tumore. Indica semplicemente che la paziente è entrata in contatto con il virus, evenienza molto comune nella popolazione femminile.
In caso di positività all’HPV, il protocollo prevede solitamente l’esecuzione del Pap Test. Se anche quest’ultimo evidenzia anomalie, lo specialista consiglierà una colposcopia, un esame di secondo livello che permette l’osservazione ingrandita della cervice uterina per identificare con precisione l’eventuale lesione e stabilire il percorso terapeutico o di monitoraggio più adeguato.
Conclusione
L’evoluzione delle tecnologie diagnostiche, con il passaggio dal Pap Test all’HPV Test come screening primario per le donne over 30, rappresenta un significativo progresso nella prevenzione oncologica femminile, permettendo di intercettare i fattori di rischio con notevole anticipo.
L’elemento determinante rimane l’adesione regolare ai programmi di screening suggeriti dallo specialista, affidandosi con fiducia alle indicazioni cliniche basate sulle più recenti evidenze scientifiche.